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I mediatori nell’educazione

In questo post troverete interessanti riflessioni di Andrea Canevaro sull’uso dei mediatori nell’educazione. Pedagogista di prestigio internazionale, fin dagli anni ’70 si è impegnato sul fronte dell’inclusione sociale nell’ambito della disabilità, tanto da essere ritenuto il “padre” della Pedagogia Speciale in Italia. É direttore di riviste, membro di comitati scientifici editoriali e tiene corsi di Pedagogia Speciale per la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Ateneo di Bologna.

Per rappresentare la figura dei mediatori possiamo utilizzare la metafora di chi vuole attraversare un corso di acqua che separa due sponde e non vuole bagnarsi: mette dunque i piedi sulle pietre che affiorano. Forse butta una pietra per costruirsi un punto di appoggio dove manca. Questi appoggi sono i mediatori, coloro che forniscono sostegno e che si collegano uno all’altro. Un mediatore è come un semplice sasso sui cui appoggiare il piede per andare all’altra riva.

Andrea Canevaro

pepe per post i mediatori didatticiNel suo libro «Pietre che affiorano» Canevaro mette in evidenza il ruolo dei mediatori nella Pedagogia speciale, visti come supporto per tutti ma ancor di più per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali e ne descrive in modo sintetico le caratteristiche:

  1. Un mediatore deve avere la possibilità di aprire e rinviare alla pluralità di mediatori, sia per sostituire, che per accompagnare ed evolvere il mediatore utilizzato in un certo periodo della vita.
  2. Un mediatore deve costituire un punto di convergenza di sguardi diversi, essendo un oggetto esterno al soggetto e visibile da altri con un significato in parte condiviso e in parte non condiviso. Deve poter permettere di far convivere diversità e unità.
  3. Un mediatore può rappresentare il soggetto senza comprometterlo: può saggiare un terreno insicuro, esplorare un ambiente, anche relazionale, senza che eventuali insuccessi deprimano o feriscano il soggetto.
  4. Un mediatore deve essere malleabile, per poter riflettere l’impronta che il soggetto vi pone senza che questa sia definitiva ma sempre perfettibile. Può permettere di esercitare l’impronta soggettiva, sperimentando gli aspetti creativi ma anche distruttivi, essendo nello stesso tempo attore e spettatore.
  5. Un mediatore deve poter condurre e guidare una sperimentazione di sé da parte del soggetto, senza che questi si senta giudicato in maniera tale da compromettere altre esperienze.

Queste caratteristiche non hanno ordine di importanza: interagiscono fra loro in momenti diversi e con diverse intensità. Il più delle volte, il buon funzionamento di un mediatore può essere vissuto, e solo a posteriori vi può essere, non sempre necessaria, una riflessione.

I mediatori, dice ancora Canevaro nel suo articolo «Autismo, autismi e processi educativi» pubblicato sulla Rivista Difficoltà di Apprendimento edita da Erickson, permettono «un punto di incontro: mediatori gestuali, mimici, posturali, e poi, o contemporaneamente, mediatori linguistici. Mediatori, quindi, che possono inizialmente avere un senso solo per il microcosmo costituito da una relazione duale, ma che poi si allargano alle altre persone, agli altri soggetti di un contesto delimitato e che crescono e diventano mediatori di tutta una comunità».

Inoltre la scelta di mediatori fantastici, in particolare personaggi animati consente, all’interno di un contesto motivante e in un’attenta regia, di dare voce all’io e all’immaginario dei bambini,  come sottolineano Canevaro e Zanelli in «Una scuola uno sfondo»: «programmare l’azione didattica attraverso un personaggio mediatore significa permettere, fra gli altri vantaggi, di rilevare le tracce possedute dai bambini ed imparare a leggerle.»

Bibliografia
Canevaro A., Pietre che affiorano – I mediatori efficaci in educazione con la «logica del domino», Erickson, Trento, 2008
Canevaro A., Lippi G., Zanelli P., Una scuola, uno sfondo: sfondo integratore, organizzazione didattica e complessità,  Nicola Milano, 1988

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